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Età regia e repubblicana
Età regia e repubblicana viene solitamente riferito a quel periodo storico che va dal III al I secolo a.C. L'influeza greca contribuì a produrre in Italia una cultura artistica sostanzialmente comune, anche se molto articolata nelle tendenze locali; per il Lazio e Roma la collocazione geografica intermedia garantì agli sviluppi artistici regionali una funzione di originale presenza e, ad un certo punto, anche di coordinamento e superamento.
In queste prime fasi, la dipendenza dall'arte atrusca è stata, imgiustificatamente, considerata totale, mentre si sarebbe dovuto parlare di interdipendenza, o meglio, di connessione unitaria nella formulazione delle due esperienze artistiche.
L'arco e la volta, elementi strutturali fondamentali nelle costruzion romane, ma non romani di invenzione, erano già impiegati in Etruria, in Oriente antico e in Grecia, quando la creatività e la rielaborazione romane li portarono ad una più vivia e nuova formulazione architettonica.
L'architettura greca si era fermata all'incontro tra linee orizzontali e linee verticali e a superfici piane, lasciando estraneo il sovrapporre volume a volume o il conquistare lo spazio con l'impiego della linea curva. L'architettura romana in età tardo repubblicana usava considerare i suoi modelli con una chiara prevalenza dell'alzato e della sezione sulla pianta.
Occorre distinguere l'arte romana legata cioè alla città di Roma e al suo hinterland, dall'arte del mondo antico di età romana, cioè la cultura artistica fiorita nel più vasto ambito politico romano, riconoscendo però che le due non possono essere scisse perchè fittamente interconnesse e correlate.
Il contributo romano sta nell'aver stabilito una connessione tra l'arco stesso e quella tendenza già presente nell'architettura ellenistica di dare maggior risalto alla valenza strutturale dell'ordine per ricercare un valore più decorativo; il tutto valorizzato dalla tecnica del calcestruzzo.
L'opus reticolatum, ad esempio, era un materiale inventato nella zona tra Lazio e Campania nel III sec. a.C con componenti facilmente reperibili che permetteva, data la leggerezza, di realizzare elementi impossibili con la tecnica muraria. Il nucleo era composto da spezzoni lapidei immersi in una malta di calce e sabbia originata da una muratura esterna o da marmo. L'uso si diffuse a macchia d'olio per i vantaggi offerti ma solo per l'edilizia civile, non religiosa, e qeulla delle grandi comunicazioni e trasporti: porti, acquedotti, terme, teatri, anfiteatri. Nel campo dell'edilizia religiosa si fu più tradizionalisti e spesso si mascheravano tradizionalmente materiali innovativi.
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