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Storia di Testaccio

Testaccio è il ventesimo rione di Roma. Il suo nome deriva dal cosiddetto "monte dei cocci" (mons Testaceus): 35 metri di cocci (testae, in latino) e detriti vari, accumulatisi nei secoli come residuo dei trasporti che facevano capo al porto di Ripa grande.

stemma rione testaccio

Il porto di Ripa Grande era il solo porto di Roma città fin dall'epoca romana: qui arrivavano le merci e le materie prima dal porto di Ostia e poi venivano trasportate sul Tevere con delle chiatte.

Con il passare dei secoli, i resti delle anfore che fungevano da contenitori, diedero vita al "Monte dei cocci".

Tutta la zona di Testaccio è stata nel tempo soggetta agli alluvioni e alle piene del Tevere, fin quando non vennero progettati e realizzati i muraglioni del Lungotevere. Con il piano regolatore del 1873 si prevedeva a Testaccio un quartiere per magazzini ed optifici. In quello del 1883 poi erano progettati anche i magazzini generali, il mattatoio e varie industrie.

Testaccio rappresenta uno dei primi quartieri della città con la formazione della prima periferia. Nel 1872 i terreni di Testaccio, denominati da secoli "prati del popolo romano", erano per lo più dei Torlonia. Un impresario, Picard, stipulò col Comune una convenzione per costruirvi un quartiere popolare, ma il progetto non venne realizzato. Nel 1883 ritenta l'avventura un'altra impresa, formata da Marotti, Frontini e Geisser: questi ultimi poi lasciarono solo il Marotti che comincia a costruire il primo quartiere operaio e industriale di Roma: lì, nei terreni di Testaccio, sorgeranno le attrezzature necessarie alla vita di una metropoli, e subito accanto, le case degli operai.

Ma tutti i buoni propositi legati ai concetti di zonizzazione urbanistica, di realizzare cioè non un quartiere popolare ma un quartiere operaio, non un insieme generico di case per i poveri, ma un insieme di case pensate per un gruppo definito di persone, si perdettero e non furono sufficienti a produrre risultati completi e positivi.

Per ben venticinque anni, dal 1883 al 1907, il quartiere rimase incompleto: su 36 isolati ne erano stati costruiti solo 9 e 6 parzialmente. Inoltre il gas non arrivava in tutte le case, molte strade non erano mai state selciate, niente scuola, niente ambulatorio (costruito nel 1906), niente lavatoi (costruiti nel 1909). Il Marotti, nel frattempo, dovette vendere tutto quanto realizzato alle varie imprese dell'epoca: ai Beni stabili, alla Cassa di risparmio, al Banco di Napoli. Per completare l'impresa del Marotti bisogna attendere l'intervento dell'ICP (Istituto Case Popolari). Nel 1907 Testaccio contava 8000 abitanti circa, tutti operai.

Testaccio visse per circa 30 anni in uno stato provvisorio, socialmente e urbanisticamente. Tutta una generazione aveva vissuto in un quartiere provvisorio senza, tra l'altro, le scuole.

Il rione, in quanto entità amministrativa, è di istituzione abbastanza recente: fu scorporato nel 1921 dal vasto e poco popolato rione Ripa.

Link esterni: Wikipedia, Google Maps


Tag: Testaccio

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