Nascita e sviluppo di Roma

Sulla fondazione e la nascita di Roma esistono, come si sa, molte leggende di origine popolare le quali, unidete ai dati archeologici, non permettono di formare un quadro chiaro dell’aspetto della città nelle sue prime fasi.

Per approndire la nascita di Roma tra leggenda e realtà vi rimando alla sezione Storia:

Si può dire che nel periodo più antico non esisteva un chiaro disegno urbanistico ma una struttura evolutasi a seguito del territorio e delle conformazione geografica.

A questa fase seguì quella che viene chiamata la fase delle “quattro regioni“: secondo la tradizione, fu Servio Tullio infatti a dividere la futura Roma in quattro: Suburana, Esquilina, Collina e Palatina.

Questa città si estendeva a destra del Tevere e comprendeva vaste zone non abitate, boschi e paludi. allo stesso Servio Tullio si deve anche la costruzione della prima cinta muraria.

Nell’ultima età regia, infatti, Roma era da tempo uscita dai limiti del Palatino interessando i villaggi dei vari colli circostanti: il centro della città si spostava dal Palatino verso il foro; ai piedi del Campidoglio si fissava il luogo delle assemblee, il Comizio, e li accanto sorse la Curia Ostilia per le adunanze del Senato.

La valle tra il Palatino e il Campidoglio divenne sede del mercato, mentre la città avanzava conquistando spazio alle paludi. L’espansione continuò durante la prima età repubblicana, come dimostra il giro di mura, erroneamente chiamate serviane, ancora oggi in parte esistenti: a questo punto Roma ha un perimetro di circa 11 chilometri, abbraccia un’area che va dal Campidoglio al Quirinale, dall’Aventino all’Esquilino.

La situazione andò evolvendosi nel II sec. a. C in seguito all’affermarsi di Roma nel Mediterraneo e ai rapporti con la civiltà ellenistica e l’Oriente. A somiglianza delle città ellenistiche vennero costruiti diversi edifici, fecero la loro comparsa archi trionfali e basiliche; in sostanza si ebbero le prime sistemazioni a carattere monumentale soprattutto nel Foro e vicino al Tevere.

Le profonde disparità sociali dell’epoca portarono alla formazione di quartieri popolari, Aventino e Celio, e di quartieri nobili, Palatino, Quirinale e Viminale. Alla periferia della città cominciavano a sorgere i giardini (horti), sul quirinale, sul Pincio e sulla sponda destra del Tevere.

Con Cesare, il centro della città venne rinnovato con importanti opere nel Foro e, soprattutto con la costruzione di un nuovo Foro concepito come allargamento di quello antico e collegato a quest’ultimo tramite il Comizio e la Curia; quest’opera rappresenta il risanamento dei vecchi quartieri che verrà largamente operato nell’impero.