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	<title>Architettura - RomaVisibile.it</title>
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	<description>Il portale della capitale</description>
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		<title>Roma tra leggenda e realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 17:08:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La riva sinistra del Tevere. Nei primi anni del I millennio a.C. il fiume Tevere attraversava una pianura acquitrinosa e &#8230; </p>
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<p><b>La riva sinistra del Tevere.</b></p>



<p>Nei primi anni del I millennio a.C. il fiume Tevere attraversava una pianura acquitrinosa e malarica per poi arrivare nel Tirreno; all&#8217;interno della pianura si innalzavano dei colli con pendici molto scoscese. Qui si erano stabiliti inizialmente gli <i>Italici</i> (di origine indoeuropea) che poi si erano differenziati fra loro formando vari gruppi, tra i quali quello dei <b>Latini</b>. Questi, amalgamandosi gradualmente con le genti indigene, avevano castruito i loro villaggi sulle alture poste fra la riva sinistra del Tevere e i colli albani, sia per sfuggire dalla malaria delle paludi, sia per difendersi meglio dalle razzie delle tribù vicine dei <i>Sabini</i>, <i>Equi</i>, <i>Volsci </i>ed <i>Ernici</i>. </p>



<p>Gli usi, i costumi e i valori dei Latini erano molto simili alle popolazioni nordiche da cui discendevano: forza bruta, guerra di rapina, duelli mortali per il comando, culto della virilità, patriarcato assoluto. Adoravano alcune divinità naturali, alle quali innalzanvano altari e sacrificavano animali, ma soprattutto veneravano Zeus, la massima divinità degli Arii, dei primi Achei e dei Dori, che chiamavano <b>Juppiter</b>. Il re degli dèi era padrone dei cieli, signoreggiava i fenomeni atmosferici come la pioggia e il fulmine, vigilava sulle vicende umane e manifestava la sua ira per mezzo del tuono. Zeus, però, non si occupava di politica o di guerre, preferendo lasciare queste incombenze ad altre divinità minori, i cosiddetti dèi militari.</p>



<p>Alle feste e ai riti sacri partecipavano gli abitanti di più villaggi, che nel tempo si riunirono dando vita a leghe religiose. Fra queste leghe particolare importanza assunse quella posta sotto la direzione di <b>Albalonga</b>, un villaggio situato presso l&#8217;attuale Castelgandolfo. Albalonga divenne infatti il <i>centro di una federazione</i>, istituita inizialmente a scopi religiosi, a cui si aggiunsero in seguito anche scopi difensivi, per cui ebbe presto in seno ai Latini un notevole peso militare e politico. </p>



<p>Nel frattempo sul Platino, dove si sarebbe poi sviluppata <b>la città di Roma</b>, c&#8217;era solo un agglomerato di misere capanne di legno e fango, con tetti di paglia. </p>



<p><b>La leggendaria fondazione di Roma. </b></p>



<p>Secondo lo storico romano Tito Livio, l&#8217;eroe omerico <b>Enea</b>, scampato alla distruzione di <b>Troia</b>, sbarcò sulle coste laziali con alcuni compagni e il figlio Julo. Questi fondò <u>Albalonga</u> e dopo otto generazioni sul trono della città vi era ancora un suo discendente, il buon <i>Numitore</i>. Il fratello però, il perfido <i>Amulio</i>, lo cacciò e gli uccise tutti i figli tranne <b>Rea Silvia</b>, che ebbe dal dio Marte due gemelli. Amulio allora, per non avere legittimi concorrenti al trono, li fece gettare nel Tevere; ma i due bambini si salvarono miracolosamente; allattati prima da una lupa, furono raccolti poi dal pastore <i>Faustolo</i>, che diede loro il nome di <b>Romolo e Remo</b>. </p>



<p>Divenuti grandi, i due gemelli uccisero Amulio e restituirono il trono al nonno Numitore. Quindi decisero di fondare una nuova città. Per sapere chi dovesse darle il nome si affidarono al volo degli uccelli, che fu favorevole a Romolo. Mentre questi tracciava con l&#8217;arartro il solco che ne delimitava i confini, Remo lo saltò in segno di sfida, per cui Romolo lo Uccise gridando: &#8220;Muoia così chiunque altro osi varcare le mura di Roma&#8221;.</p>



<p>Era, sempre secondo la leggenda, il <b>21 aprile del 753 a.C.</b>, l&#8217;anno in cui ha inizio il calendario romano e il perioso monarchico.  </p>



<p>Una poesia romana di <b>Giorgio Roberti</b>, intitolata <b>XXI Aprile</b>, recita così l&#8217;evento:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><i>Un aratro, du&#8217; bovi maremmani,<br>   quattro fossi e so&#8217; fatti li confini.<br>     Quelli che stanno drento so&#8217; romani,<br>     quelli che stanno fôra so&#8217; burini.</i></p><p><i>A &#8216;sto punto, li giovani sovrani<br>     incominceno a fa&#8217; li litichini<br>     (una è più duro de li monticiani,<br>   l&#8217;antro somija a li trasteverini)</i></p><p><i>-Mbè, come la chiamamo? &#8211; je mettemo<br>   er nome mio &#8211; fa Romolo &#8211; è più cicia<br>   si porta quello mio &#8211; risponne Remo.</i></p><p><i>Roma o Rema? Sbrilluccica er cortello&#8230;<br>     Roma è nata co&#8217; tanto de&#8217; camicia<br>     però se perde subbito&#8230;un gemello.</i>   </p></blockquote>



<p><b>Il ratto delle Sabine. </b></p>



<p><b>Roma</b> rimaneva una città con una scarsa popolazione, gli abitanti erano formati da pochi uomini che si erano rifugiati qui perchè esiliati dalle loro città a cui Romolo aveva offerto rifugio introducendo così per primo l&#8217;<i>istituto dell&#8217;asilo</i>. Per popolare la città Romolo si servì di un&#8217;astuzia, invitò la popolazione vicina dei Sabini a dei giochi pubblici, poi, durante la manifestazione, ad un segnale prefissato i Romani rapirono le giovani sabine e le costrinsero a convivere con loro. Il <i>ratto delle Sabine</i> provocò l&#8217;ira di padri, fratelli e mariti, pronti a dare guerra a <b>Roma</b> pur di riavere le proprie donne. La guerra fu scongiurata dalle stesse donne rapite, infatti, racconta Livio: &#8220;<i>Con le chiome sciolte e le vesti scomposte, vinta in loro per tanta sciagura la femminile timidezza, osarono lanciarsi tra il volare dei dardi, da un lato supplicando i padri, dall&#8217;altro i mariti, perchè suoceri e generi non si bagnassero di empio sangue. Ciò commuove soldati e comandanti; subitamente tuto è silenzio e quiete; poi i duci s&#8217;avanzano a stringere il patto</i>&#8220;. </p>



<p>Oltre a siglare un patto di non belligeranza, Sabini e Romani, al fine di scongiurare futuri dissensi e altre guerre, un re di origine sabina, <i>Tito Tazio</i>, abrebbe regnato con Romolo per cinque anni. Alla morte del re sabino, ucciso in un tumulto, Romolo restò unico sovrano, finchè non scomparve durante un temporale. I Romani credettero che fosse salito in cielo e lo venerarono col nome di <i>Quirino</i>. </p>



<p><b>Le origini storiche. </b></p>



<p>La leggenda sulla fondazione di Roma fu ideata quando Roma era già potente e sentiva l&#8217;esigenza di un <i>fondatore</i> semidivino che riscattasse le sue umili origini. Per questo dunque fu attribuita un&#8217;origine divina ai padri della città: Enea era figlio di Venere e suo figlio Ascanio, detto anche Iulo, diede il nome alla gente Iulia, alla quale appartennero Cesare e Augusto.</p>



<p>In effetti non ci fu un vero atto di fondazione, perchè Roma si sviluppò sul Palatino come aggregato di capanne di pastori-agricoltori, con boschi, orti, recinti per il bestiame, campi coltivati in comune. Il primo nucleo urbano si formò probabilmente fin dal II millennio nel luogo dove in seguito sarebbe sorto il Foro Boario, cioè l&#8217;area destinata al commercio del bestiame.</p>



<p>Questo primo nucleo con il tempo si ingrandì grazie alla sua posizione strategica: dominava l&#8217;ansa del Tevere nel punto in cui l&#8217;Isola Tiberina rendeva agevole il guado del fiume alle correnti commerciali tra il nord e il sud dell&#8217;Italia, collegando Etruschi e Campani. Sempre in quella zona transumavano le greggi delle pianure tirreniche verso i pascoli estivi dell&#8217;interno e vi passava la pista del sale (la futura via Sarlaria) che dalle spiagge di Ostia veniva portato alle popolazioni appenniniche. Presto, quindi, vi fiorì un ricco mercato di prodotti agricoli, di bestiame e di sale che attirò sempre più le popolazione dell&#8217;Italia centrale.</p>



<p><b>La nascita di Roma.</b></p>



<p>Durante l&#8217;VIII e il VII secolo il villaggio del <b>Palatino</b> si fuse, anche per difendersi soprattutto dagli Etruschi che spadroneggiavano al di là del Tevere, con i villaggi vicini; l<b>&#8216;Esquilino</b>, il <b>Celio</b>, il <b>Viminale</b>, il <b>Quirinale</b>, il <b>Capitolino</b>, mentre l&#8217;<b>Aventino</b> dovrà attendere il IV secolo per essere invluso entro la cerchia delle mura. Tutti questi villaggi si riunirono in una lega religiosa il cui ricordo rimase nella <b>festa del <i>settimonzio</i></b>, un rito celebrato ancora in età storica con sacrigici alle divinità sulle altrure dei colli meridionali (da <i>saeptimontes</i> = monti chiusi da staccionate o da argini di terriccio). </p>



<p>Successivamente questi villaggi si riunirono anche militarmente, soprattutto dopo che sul Quirinale si erano insediati i Sabini scesi dall&#8217;entroterra appenninico per garantirsi il guado del Tevere e la possibilità di accesso alle saline.</p>



<p>Attraverso questo processo di amalgama si formò Roma, che diventò pian piano una vera e propria città, munita di un valido sistema difensivo, sotto il comando di un re, affiancato dagli esponenti delle più importanti famiglie. la fisionomia della città allora si trasformò: vennero tracciate strade, costruite case e quartieri, innalzati templi ed edifici pubblici, ampliate le mura.</p>



<p>Si sviluppò, sempre in questo periodo, l&#8217;artigianato, si incrementarono i commerci, furono accolti gli stimoli della più progredita civiltà etrusca. </p>



<p><b><u>Leggenda e realtà storica sulle origini di Roma.</u> </b></p>



<p>Le origini di Roma sono contenute in varie leggende e indicano una data di nascita della città (<b>21 Aprile 753 a.C.</b>) e un fondatore (<b>Romolo</b>). </p>



<p>Gli scavi archeologici, a volte, smentiscono la leggenda, a volte la congermano: non è tutto prodotto dall&#8217;immaginazione e anche la leggenda può avere una sua giustificazione storica. </p>



<p>Dietro al mito di <b>Enea</b>, che per i Romani costituiva l&#8217;attestato, la garanzia della discendenza divina, ad es., si ha un reale <b>culto di questo eroe</b>, archeologicamente documentato sia tra gli Etruschi, sia nel Lazio almeno fino al VI sec. a.C. e si possono intravedere, per quanto vagamente, i rapporti commerciali intercorsi tra l&#8217;Italia e l&#8217;area egea durante l&#8217;età del bronzo. </p>



<p>Nella ricostruzione dei primi secoli <b>storia e leggenda tendono a confondersi</b>, poichè del periodo della Roma dei re manca una documentazione scritta; la storia delle origini fu composta in età repubblicana e, quindi, sottoposta ad una serie di elaborazioni dovute a motivi e influssi culturali diversi. </p>



<p>Un ruolo fondamentale nella formazione della storiografia romana giocò la cultura greca, tanto che in greco scrisse il <b>primo storico di Roma</b>, <b>Q. Fabio Pittore</b>, vissuto al tempo della seconda guerra punica. Sotto l&#8217;influenza greca si mirò a collegare la storia di Roma all&#8217;antica storica greca, attraverso legami leggendari; così si spiegano i richiami alla mitica guerra di Troia, o tramite l&#8217;eroe troiano <b>Enea</b>, che sarebbe approdato nel Lazio, o tramite l&#8217;eroe greco <b>Ulisse</b>, anch&#8217;egli famoso per le sue peregrinazioni in occidente.</p>



<p><b><u>La storia della lupa.</u> </b></p>



<p><b></b>Da <b>&#8220;<i>Le storie</i>&#8221; di Tito Livio</b>: </p>



<blockquote><p>“</p><i>Ma era <b>destinato dai fati</b>, io credo, <b>che dovesse sorgere sì grande città</b> e che avesse così inizio l&#8217;impero più potente dopo quello degli dèi. La vestale [<b>Rea Silvia</b>], essendo stata violentata e avendo partorito due gemelli, sia che ne fosse realmente convinta, sia perchè meno disonorevole apparisse una colpa di cui era responsabile un dio, attribuisce a <b>Marte la paternità</b> <b>della</b> sua illeggittima <b>prole</b>. Ma nè gli dèi né gli uomini sottraggono lei e la sua prole alla crudeltàdel re, il quale fa imprigionare la sacerdotessa e ordina ch i bimbi siano gettati nella corrente del fiume. Per un caso provvidenziale il <b>Tevere era straripato</b> e, dilagando in placidi stagni, non permetteva di accostarsi al letto normale del fiume, mentre dava ai portatori la speranza che i bimbi potessero ugualmente annegare anche nell&#8217;acqua inerte. Così, convinti di aver eseguito l&#8217;ordine del re, espongono i <b>fanciulli nello stagno più vicino</b>, dove oggi si trova il <b>fico Ruminale</b>, un tempo detto <b>Romulare</b>. Persiste ancora la tradizione che, quando le acque poco profonde lasciarono in secco l&#8217;ondeggiante canestro in cui i bimbi erano stati esposti, una <b>lupa assetata</b>, scesa dai monti circostanti, fu <b>attratta dai loro vagiti</b> e, abbassatasi, offrì le sue mammelle ai piccini, con tanta mansuetudine che il mandriano del re (dicono si chiamasse <b>Faustolo</b>) la trovò che lambiva i bimbi con la lingua. Costui li portò nelle sue stalle e li diede da allevare alla moglie <b>Larenzia</b>. Alcuni pensano che codesta Larenzia, per aver spesso prostituito il suo corpo, tra i pastori fosse chiamata &#8220;<b>lupa</b>&#8220;: da ciò sarebbe sorta questa straordinaria leggenda.</i><p>”</p></blockquote>
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		<title>Nascita e sviluppo di Roma</title>
		<link>http://www.romavisibile.it/nascita-e-sviluppo-di-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 17:07:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla fondazione e la nascita di Roma esistono, come si sa, molte leggende di origine popolare le quali, unidete ai &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>
Sulla <b>fondazione e la nascita di Roma</b> esistono, come si sa, molte leggende di origine popolare le quali, unidete ai dati archeologici, non permettono di formare un quadro chiaro dell&#8217;aspetto della città nelle sue prime fasi.
</p>



<p>
Per approndire la <b>nascita di Roma tra leggenda e realtà</b> vi rimando alla sezione Storia:
</p>



<ul><li><a href="../fondazione/roma-tra-leggenda-e-realta.html">Roma tra leggenda e realtà</a> 
	</li><li><a href="../fondazione/documenti-e-testimonianze.html">Documenti e testimonianze</a>  </li></ul>



<p>
Si può dire che nel periodo più antico non esisteva un chiaro disegno urbanistico ma una struttura evolutasi a seguito del territorio e delle conformazione geografica.
</p>



<p>
A questa fase seguì quella che viene chiamata la fase delle &#8220;<b>quattro regioni</b>&#8220;: secondo la tradizione, fu <a href="i-sette-re-di-roma.html" title="Servio Tullio">Servio Tullio</a>  infatti a dividere la futura Roma in quattro: <b>Suburana,</b> <b>Esquilina,</b> <b>Collina</b> e <b>Palatina.</b>
</p>



<p>
Questa città si estendeva a destra del Tevere e comprendeva vaste zone non abitate, boschi e paludi. allo stesso <u>Servio Tullio</u> si deve anche la costruzione della prima cinta muraria.
</p>



<p>
Nell&#8217;ultima età regia, infatti, <b>Roma era da tempo uscita dai limiti del Palatino</b> interessando i villaggi dei vari colli circostanti: il centro della città si spostava dal Palatino verso il foro; ai piedi del Campidoglio si fissava il luogo delle assemblee, il <b>Comizio,</b> e li accanto sorse la <b>Curia Ostilia</b> per le adunanze del Senato.
</p>



<p>
La valle tra il <u>Palatino</u> e il <u>Campidoglio</u> divenne sede del mercato, mentre la città avanzava conquistando spazio alle paludi. L&#8217;espansione continuò durante la prima età repubblicana, come dimostra il giro di mura, erroneamente chiamate serviane, ancora oggi in parte esistenti: a questo punto Roma ha un perimetro di circa 11 chilometri, abbraccia un&#8217;area che va dal <u>Campidoglio</u> al <u>Quirinale,</u> <u>dall&#8217;Aventino</u> <u>all&#8217;Esquilino.</u>
</p>



<p>
La situazione andò evolvendosi nel II sec. a. C in seguito all&#8217;<b>affermarsi di Roma nel Mediterraneo</b> e ai rapporti con la civiltà ellenistica e l&#8217;Oriente. A somiglianza delle città ellenistiche vennero costruiti diversi edifici, <b>fecero la loro comparsa archi trionfali e basiliche</b>; in sostanza si ebbero le prime sistemazioni a carattere monumentale soprattutto nel <b>Foro</b> e vicino al Tevere.
</p>



<p>
Le profonde disparità sociali dell&#8217;epoca portarono alla formazione di <b>quartieri popolari,</b> <u>Aventino</u> e <u>Celio,</u> e di <b>quartieri nobili,</b> <u>Palatino,</u> <u>Quirinale</u> e <u>Viminale.</u> Alla periferia della città cominciavano a sorgere i <b>giardini</b> <i>(horti),</i> sul quirinale, sul Pincio e sulla sponda destra del Tevere.
</p>



<p>
Con <b>Cesare,</b> il centro della città venne rinnovato con importanti opere nel Foro e, soprattutto con la costruzione di un nuovo Foro concepito come allargamento di quello antico e collegato a quest&#8217;ultimo tramite il Comizio e la Curia; quest&#8217;opera rappresenta il risanamento dei vecchi quartieri che verrà largamente operato nell&#8217;impero. 
</p>
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		<title>Architettura romana</title>
		<link>http://www.romavisibile.it/architettura-romana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 11:00:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La &#8220;<i>scoperta</i>&#8220;, fra il XVIII ed il XIX sec. dell&#8217;arte greca, provocò nel giudizio degli storici un repentino declassamento di quella etrusca e romana, affibiando il ruolo di arte &#8220;<i>provinciale</i>&#8221; la prima e di semplice &#8220;<i>imitatrice</i>&#8221; la seconda.</p>



<p>Dell&#8217;<b>architettura romana</b>, al di là del I sec. a.C., si conosceva ben poco: negata l&#8217;esistenza di una vera e propria architettura prima dell&#8217;incendio di <b>Roma</b> da parte dei Galli tra il 390 e il 387 a.C., il resto veniva relegato nell&#8217;ambito dell&#8217;<u>architettura ellenistica</u>.</p>



<p>Solo ai primi del &#8216;900 ebbe inizio un processo di revisione condotto congiuntamente da architetti e archeologi. All&#8217;ipotesi che prima di Silla (82 &#8211; 79 a.C.) non esistesse un&#8217;architettura romana si può ora obiettare ribadendo l&#8217;<b>originalità di molte elaborazioni romano &#8211; laziali,</b> quali il <u>tempio</u> etrusco &#8211; italico, a triplice cella e sollevato su un podio od il tipo della <u>casa ad atrio</u>. L&#8217;eclettismo romano è da intendere come ampliamento e rielaborazione di concetti già espressi, come l&#8217;innovazione e la sperimentazione dell&#8217;<b>arco</b> e della <b>volta</b>.</p>



<p>L&#8217;architettura in Grecia si era fermata all&#8217;incontro di linee orizzontali e verticali e delle forme a superfici piane; sovrapporre volume a volume, conquistare lo spazio sia in superficie che in altezza, specie con l&#8217;<b>adozione della linea curva</b>, rimase un problema estraneo. In Italia, invece, già dall&#8217;età tardo &#8211; repubblicana si potrebbe dire che l&#8217;architetto usasse considerare lo sviluppo non solo prospetticamente dall&#8217;esterno, ma simultaneamente <u>dal centro stesso dell&#8217;interno e con una chiara prevalenza dell&#8217;alzato e della sezione sulla pianta</u>. L&#8217;innegabile impulso innovatore dell&#8217;architettura imperiale romana non sarebbe stato tale se non l&#8217;avesse preceduto un lungo e originale travaglio genetico già in età repubblicana.</p>



<p>E&#8217; necessario affrontare il tema dell&#8217;arte e dell&#8217;architettura romana senza trascurare preliminarmente e con estrema chiarezza due questioni: se per storia dell&#8217;arte romana si debba intendere la nascita e lo svolgimento di una specifica espressione artistica &#8220;romana&#8221;, legata cioè alla città di Roma ed ai suoi abitanti o se si debba invece intendere l&#8217;identificazione e la descrizione di quelle culture artistiche che fiorirono, con diversi esiti, entro il sempre più vasto ambito politico romano.</p>



<p>E&#8217; da porre quindi la distinzione concettuale fra &#8220;<b>arte romana</b>&#8221; ed &#8220;<b>arte del mondo antico di età romana</b>&#8221; chiarendo che non è possibile limitare l&#8217;indagine ad una sola delle due questioni: anche perchè nella realtà storica i due problemi non possono assolutamente tenersi distinti per la forte e continua interazione che lega Roma alla sua periferia, facendone un<b> centro di porpulsione culturale</b> che, consentendo diversità di espressione, non annulla mai l&#8217;autonomia formale dei centri artistici tradizionali divenuti periferici. E&#8217; proprio in questa <b>azione unificatrice</b> che possiamo vedere uno dei motivi che conferiranno, poi, importanza europea e mediterranea all&#8217;arte romana.</p>



<p>L&#8217;architettura greca era stata il prodotto di una civiltà sicura dei suoi fondamenti, che per tutto il suo periodo creativo, dal VII al IV sec. a.C, riuscì a conservare una straordinaria unità di intenti artistici. Di fronte ad un edificio o una statua prodotti in Grecia, o sotto l&#8217;influenza greca, il profano non ha difficoltà a riconoscere, nè lo storico d&#8217;arte a definire, le qualità che li distinguono come tipicamente greci. E questo è dovuto in pirmo luogo al raro genio creativo dei greci stessi.</p>



<p>Ma la <b>situazione di Roma fu molto diversa</b>.</p>



<p>L&#8217;arte e l&#8217;architettura nacquero e presero forma in un mondo che era già dominato dalla sostanza concreta quanto dalle concezioni proprie della cultura greca, che giunsero attraverso le colonie greche dell&#8217;Occidente e di seconda mano attraverso l&#8217;intermediario dell&#8217;Etruria, e, dopo l&#8217;espansione di Roma verso Oriente, direttamente dalla stessa Grecia metropolitana.</p>



<p>Si riconosce generalmente che <b>l&#8217;arte e l&#8217;architettura di Roma furono il prodotto di una situazione storica complessa e in continua evoluzione</b>, in cui ebbero parte importante fattori politici, economici e sociali. Mentre l&#8217;architettura Greca si era potuta sviluppare liberamente fino alla sua maturità secondo la logica interiore delle sue promesse sociali ed estetiche, l&#8217;architettura romana per gran parte della sua storia non fu così fortunata. E, che si voglia o no, va vista come una manifestazione di quel fenomeno storico complesso, mutevole e spesso elusivo che fu Roma e il suo impero.</p>


<h2>Età regia e repubblicana</h2>


<p><strong>Età regia e repubblicana</strong> viene solitamente riferito a quel periodo storico che va dal III al I secolo a.C. L&#8217;influeza greca contribuì a produrre in Italia una cultura artistica sostanzialmente comune, anche se molto articolata nelle tendenze locali; per il Lazio e Roma la collocazione geografica intermedia garantì agli sviluppi artistici regionali una funzione di originale presenza e, ad un certo punto, anche di coordinamento e superamento.</p>



<p>In queste prime fasi, la dipendenza dall&#8217;arte atrusca è stata, imgiustificatamente, considerata totale, mentre si sarebbe dovuto parlare di interdipendenza, o meglio, di connessione unitaria nella formulazione delle due esperienze artistiche.</p>



<p><strong>L&#8217;arco e la volta</strong>, elementi strutturali fondamentali nelle costruzion romane, ma non romani di invenzione, erano già impiegati in Etruria, in Oriente antico e in Grecia, quando la creatività e la rielaborazione romane li portarono ad una più vivia e nuova formulazione architettonica.</p>



<p>L&#8217;architettura greca si era fermata all&#8217;incontro tra linee orizzontali e linee verticali e a superfici piane, lasciando estraneo il sovrapporre volume a volume o il conquistare lo spazio con l&#8217;impiego della linea curva. <strong>L&#8217;architettura romana in età tardo repubblicana usava considerare i suoi modelli con una chiara prevalenza dell&#8217;alzato e della sezione sulla pianta.</strong></p>



<p>Occorre distinguere l&#8217;<strong>arte romana</strong> legata cioè alla città di Roma e al suo hinterland, dall&#8217;<strong>arte del mondo antico di età romana</strong>, cioè la cultura artistica fiorita nel più vasto ambito politico romano, riconoscendo però che le due non possono essere scisse perchè fittamente interconnesse e correlate.</p>



<p>Il <strong>contributo romano</strong> sta nell&#8217;aver stabilito una connessione tra l&#8217;arco stesso e quella tendenza già presente nell&#8217;architettura ellenistica di dare maggior risalto alla valenza strutturale dell&#8217;ordine per ricercare un valore più decorativo; il tutto valorizzato dalla tecnica del calcestruzzo.</p>



<p>L&#8217;<strong>opus reticolatum</strong>, ad esempio, era un materiale inventato nella zona tra Lazio e Campania nel III sec. a.C con componenti facilmente reperibili che permetteva, data la leggerezza, di realizzare elementi impossibili con la tecnica muraria. Il nucleo era composto da spezzoni lapidei immersi in una malta di calce e sabbia originata da una muratura esterna o da marmo. L&#8217;uso si diffuse a macchia d&#8217;olio per i vantaggi offerti ma solo per l&#8217;edilizia civile, non religiosa, e qeulla delle grandi comunicazioni e trasporti: porti, acquedotti, terme, teatri, anfiteatri. Nel campo dell&#8217;edilizia religiosa si fu più tradizionalisti e spesso si mascheravano tradizionalmente materiali innovativi.</p>



<h2> Architettura dell&#8217;età imperiale </h2>



<p>L&#8217;<b>età imperiale</b> e la struttura autoritaria dell&#8217;<b>Impero Romano </b>inizia nel 31 a.C con la vittoria di <b>Ottaviano,</b> divenuto imperatore col nome di <b>Augusto,</b> su Marcantonio ad Azio. I confini, in gran parte definiti durante l&#8217;ultimo periodo repubblicano, avranno un&#8217;espansione maggiore solo con Traiano; in questa fase gli obiettivi erano il consolidamento del dominio romano e l&#8217;organizzazione del complesso apparato amministrativo. </p>



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Esisteva inoltre una notevole differenza culturale tra i popoli di lingua greca e quelli occidentali, tutti assoggettati politicamente dalla &#8220;<i>Pax Romana</i>&#8220;. Il concentramento dei poteri nelle mani dell&#8217;imperatore ebbe conseguenze notevoli anche in campo architettonico con l&#8217;estesa pratica del mecenatismo.
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<b>Ottaviano Augusto</b>, fu un mecenate con grande interesse e influenza su tutte le arti; si passerà con lui da una capitale in laterizio e stucco a organismi edilizi<b> rivestiti di marmo</b>. Augusto attuò un vasto programma di opere pubbliche, inizialmente riprendendo e terminando i cantieri ed i progetti ereditati da Giulio Cesare. Gli edifici pubblici , civili e religiosi  si caricano di significati simbolici ed assolvono un importante ruolo per la stabilizzazione politica del nuovo regime autoritario.
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L&#8217;archiettura di questo periodo è caratterizzata quindi da una forte tendenza classicista e tradizionalista: l&#8217;influenza etrusca ed ellenica sull&#8217;architettura romana è grande; in parallelo si sviluppano nuove tecniche per la realizzazione delle <u>cupole,</u> le <u>crociere,</u> <u>le vele</u> e l&#8217;adozione delle <u>cupole emisferiche</u> in calcestruzzo.
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<p> Dopo questa breve premessa sul periodo, passiamo a vedere alcune delle più importanti e significative <u>opere architettoniche dell&#8217;età imperiale. </u> </p>



<h2>Da Claudio a Nerva</h2>



<p>Intorno alla prima metà del I sec. d.C si ha un&#8217;inversione di tendenza rispetto alle predilezioni di Augusto per la tradizione Greca.</p>



<p>Con Claudio (41-54) infatti, profondo conoscitore e scrittore di cose etrusche, si assiste ad un&nbsp;<strong>ritorno della tradizione italica</strong>, ispirata alle forme rustiche ed al gusto per la materia. Questi caratteri sono riscontrabili nel&nbsp;portico di Claudio al porto di Ostia, negli&nbsp;archi dell&#8217;Acqua Vergine, nelle sostruzioni del&nbsp;tempio di Claudio&nbsp;e nella&nbsp;Porta Maggiore: tutte opere realizzate in questo periodo e definite da un bugnato irregolare con blocchi di pietra quasi allo stato grezzo.</p>



<h2><br>Da Traiano ad Adriano</h2>



<p>Quando, nel 96 d.C, Domiziano fu ucciso e, dopo un breve intervallo, gli succedette un altro imperatore amante dell&#8217;architettura, Traiano, troviamo ancora la stessa dicotomia dominante nella sensibilità architettonica.</p>



<h3>Traiano</h3>



<p><strong>Marco Ulpio Nerva Traiano</strong>&nbsp;, (<em>Marcus Ulpius Nerva Traianus</em>), più noto semplicemente come&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Traiano"><strong>Traiano</strong></a>&nbsp;(Italica, 18 settembre 53 –&nbsp;Selinus, 9 agosto 117) è stato un&nbsp;imperatore&nbsp;romano dal 98 al 117. Fu il secondo dei così detti &#8220;Cinque buoni imperatori&#8221; dell&#8217;Impero romano e tra i più grandi in assoluto. Sotto il suo regno l&#8217;Impero raggiunse la sua massima estensione territoriale.</p>



<h3>Adriano</h3>



<p><strong>Publio Elio Traiano Adriano</strong>&nbsp;noto semplicemente come&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Publio_Elio_Traiano_Adriano"><strong>Adriano</strong></a>&nbsp;(latino:&nbsp;<em>Publius Aelius Traianus Hadrianus</em>; Italica, 24 gennaio 76 – Baia, 10 luglio 138) è stato un&nbsp;imperatore&nbsp;romano della dinastia degli Antonini che regnò dal 117 alla sua morte.</p>
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