Le guerre sannitiche

Nel V secolo i Sanniti, dopo la fine degli Etruschi, occupano il territorio rimasto vuoto in Campania dopo la battaglia di Cuma del 474.

Sidecini, tibù sannitica, occupa Teano e poi, nel 421, Capua; continua con Cuma, Ercolano Sorrento, Pozzuoli e Nola.

L’unico territorio che non viene conquistato è la colonia greca di Napoli, che influenza culturalmente i Sidecini, differenziandoli dal resto delle tribù sannite.

I rapporti tra Roma e i Sanniti sono regolati da un’alleanza stipulata nel 354, in cui vengono riconosciuti i territori dell’Italia centrale come facenti parte della città di Roma.

I Sanniti stanziati nella parte interna, spingono, nel 343, i Sidecini, questi chiedono aiuto a Capua, ma attaccata a sua volta, si trova incapace di difendersi e chiede aiuto a Roma.

L’alleanza con i Sanniti scricchiola: Roma è disposta ad aiutare Capua solo se le comunità campane effettuano la deditio(resa senza condizioni a Roma), solo così sarebbe legittimata una guerra contro un popolo con cui si ha un’alleanza.

Questo rispecchia pienamente la nozione, sempre tenuta presente dai romani, del bellum iustum: la guerra doveva essere legittima per essere fortunata.

Inizia in questo modo la guerra tra Romani e Sanniti, il conflitto dura più di 50 anni (dal 343 al 290) in cui vengono combattute tre guerre molto sanguinose per conquistare la supremazia dell’Italia centrale e meridoniale.

La tattica usata da Roma fu quella dell’accerchiamento delle città, stringendo alleanze con le altre popolazioni che si trovavano sui territori limitrofi.

I Sanniti, dal canto loro, possono contare su risorse umane inesauribili e di una straoridinaria capacità di resistenza.

Prima guerra sannitica (324-341)

La prima guerra sannitica è vinta dai Romani: a Suessula, sul Monte Gauro, sconfiggono i sanniti.

La prima cosa che fanno i Romani dopo la vittoria è la stipula di un trattato di alleanza con i Sanniti, in cui si riconosce il loro diritto ad attaccare i Sidecini.

Ci fu, quindi, un cambiamento di schieramento da parte di Roma, che fa sentire minacciati i Latini, i quali, da un avanzamento sannita in Campania, avrebbero perso la via per Teano.

Di conseguenza, quando i Campani e i Sidecini si rivolgono ai Latini chiedendo aiuto, questi rispondono prontamente alla chiamata.

La guerra latina (340-338)

Gli schieramenti che si fronteggiano nella guerra sono:

  • Sanniti alleati con i Romani;
  • Sidecini e Campani alleati con Lega Latina.

Si susseguono diverse battaglie, tra cui quella di Trifano, rimasta epica per i romani, tanto che ne fanno parte due specifiche leggende:

  • la leggenda della devotio del console Publio Decio Mure: si sacrifica per la vittoria dell’esercito Romano;
  • la leggenda del console Manlio Torquato: condanna a morte i figli colpevoli solo di avere infranto la disciplina dello schieramento dell’esercito, per combattere in duello singolare contro uno dei capi nemici.

La battaglia decisiva della guerra latina, però, è nel 339 ai Campi Fenectani, dove i Romani vincono.

L’esito di questa guerra cambia profondamente i rapporti tra Roma e Latini: viene sciolta la Lega Latina e le città laziali diventano una sorta di municipi o di città federate.

Molte colonie sul territorio latino vengono tolte al loro controllo, soprattutto quelle fortificate che possono servire a Roma a scopo difensivo sui territori conquistati.

Roma è la capitale del Lazio, per mantenere questa egemonia usa una doppia politica: impedisce iniziative autonome delle città sottomesse e intensifica i rapporti economici e le alleanze politiche e militari con le stesse.

La seconda e la terza guerra sannitica

Sciolta la Lega Latina, Roma fonda delle colonie: Cales (nel 334) e Fregelle (nel 328) sul Liri.

Sanniti vedono queste colonie come una lesione dei loro interessi: i territori romani sono al confine con i territori sanniti e molto vicini a Napoli.

Scoppiano la seconda e terza guerra sannita, che ha apparentemente lo scopo di conquistre Napoli, ma che in realtà cercano di stabilire la supremazia sull’ Italia centrale.

Gli interessi in gioco sono molto elevati e, nell’ultima fase, si schierano contro Roma anche EtruschiUmbri e Galli.

La seconda guerra sannitica si protrae per circa 20 anni, vittorie e sconfitte si alternano, Roma registra il più umilianteepisodio militare, quello delle Forche Caudine: l’esercito sconfitto deve sfilare nudo e disarmato fra le schiere nemiche passando sotto un giogo di lance.

Dopo questa sconfitta, c’è una tregua non dichiarata, in cui i Romani modificano l’ordinamento militare:

  • raddoppio delle legioni da 2 a 4;
  • suddivisione della legione in 30 manipoli per rendere più adattabile lo schieramento a qualsiasi genere di terreno;
  • introduzione del pilum: un’asta lunga circa due metri che viene lanciata contro il nemico.

La seconda guerra sannitica riprende nel 315 per concludersi nel 304 con la vittoria romana a Boviano.

Si stipula un trattato di alleanza che sancisce il riconoscimento da parte dei Sanniti del possesso della Campania di Roma.

I Sanniti sono insoddisfatti dell’epilogo della guerra, quindi, si alleano con Etruschi, Umbri e Galli della riviera adriatica per avere la rinvicita su Roma: scoppia la terza guerra sannitica (dal 298 al 290).

Nel 295 Roma vince a Sentino nelle Marche, secondo la leggenda, grazie al sacrificio di Decio Mure, figlio del console Publio, che vota sè stesso e l’esercito nemico agli dei in cambio della vittoria.

Nonostante questa vittoria i Sanniti resistono per altri 5 anni, fino al momento in cui sono costretti ad accettare le condizioni di pace di Roma:

  1. cedere una parte dei loro territori;
  2. sottostare come alleati al predominio politico di Roma.

Galli, Etruschi ed Umbri sono costretti a sottostare alle condizione della vincitrice, diventano alleati o socii di Roma.

Per assicurarsi il controllo della navigazione sul Mar Adriatico, Roma, dopo qualche anno, fonda altre colonie, praticamente avamposti militari:

  • Sena Gallica (Senigallia);
  • Rimini;
  • Fermo.