Il Pantheon

Il Pantheon rappresenta il punto di arrivo delle complesse ricerche spaziali, strutturali e architettoniche dell’architettura Romana dell’età di Adriano . Si evidenzia l’importanza dello spazio interno e la sua dilatazione; le complesse ricerche di natura tecnica portano alla realizzazione della cupola muraria con la luce maggior del mondo: m. 43.30.

Soprattutto è l’elemento espressivo del perenne contrasto nell’architettura romana tra tradizione e innovazione: la fronte è classica con timpano triangolare, lo spazio interno di dilata notevolmente.

Il Pantheon fu realizzato nel 118 d.C e fu costruito sulle rovine del tempio di Agrippa, distrutto dopo un incendio e le rovino si scorgono sotto l’attuale opera.

La forma Adrianea a pianta centrale sembra rifarsi ai templi a pianta centrale della tradizione ellenistica delle rotonde onorarie ma la provenienza strutturale è di innovazione romana, profondamente diversa da quella che si rià a scelte e schemi tecnici più prossimi ai ninfei.

Nell’antichità la rotonda doveva essere quasi completamente nascosta da altri edifici, ora demoliti. A una visione frontale non si vedeva molto più della facciata a timpano, sulle sue otto colonne di granito egiziano che sorgeva maestosa in fondo ad una lunga avancorte porticata. Un pronao a timpano era ancora necessaria concessione alle convenzioni. Non si era potuto nascondere completamente la vista della rotonda, ma la si era convenientemente allontanata nello sfondo.

L’effetto cambia totalmente quando si entra nella rotonda. La concezione stessa del santuario di un tempio come di qualcosa di più di una scatola rettangolare, o talvolta cilindrica, rigorasamente chiusa, era già un’innovazione rivoluzionaria, e, anche a parte ogni considerazione di costume, la prima impressione prodotta dalla rotonda, con la sua slancita volta a cassettoni e la luce che pentera dall’apertura centrale, deve essere stata sempre una delle più grandi esperienze architettoniche.

L’organismo

L’organismo è costituito da un avancorpo rettangolare, il pronao sostenente le sue otto colonne monolitiche corinzie grigio-verdi, un frontone triangolare, un corpo cilindrico su cui si imposta una cupola emisferica cassettonata con occhio centrale di nove metri e da un elemento di mediazione costituito da un raccordo murario tra i due, con due nicchie affaccianti nel pronao a fianco dell’ingresso.

Il pronao è sorretto da 18 colonne su 3 file, le restanti di marmo rosa, ed è tripartito dalla loro scansione. L’ambiente interno, in cui spicca l’immensa dilatazione presenta due ordini e al primo una successione di pieni e vuoti con nicchie e pilastri, ma, nella sede delle nicchie, per ognuna delle due colonne lasciamo percepire la continuità del perimetro di base. I vani al piano terra sono l’ingresso e sull’asse principale una conca absidale non diaframmata; due nicchie semicircolari sull’asse traverso, quattro nicchie rettangolari sulle diagonali, otto edicole addossate ai pilastri che portano la cupola, oltre otto nicchie esterne, dietro le edicolem necessarie per continuare l’alleggerimento della struttura e favorire un più rapido essiccamento. Al primo piano compare una fascia rimaneggiata nel ‘700 ed ora ripristinata in stile ‘500. Salendo compaiono cinque oridini di 28 cassettoni ciascuno, sormontati da un ultimo ordine e dall’occhio.

Aspetti dimensionali

Le fondazioni corrono lungo tutto il perimetro di base (con muratura da 6 metri) per un altezza di quattro metri e mezzo e uno spessore iniziale di m. 7,50, portato a 10 metri dopo un cedimento lungo l’asse nord-sud, sono realizzate con strati di calcestruzzo e basalto con scaglie di travertino.

La muratura parte dai 6 metri di spessore per arrivare, in chiave a un metro e mezzo considerando anche un alleggerimento dei materiali. La volta in chiave ha un’altezza pari al diametro di base di m. 43,30.

Aspetti tecnico costruttivi

Dopo le fondazioni , il primo livello della muratura, fino ad un’altezza di 1250 metri alla prima cornice è realizzata con strati di calcestruzzo e scaglie di travertino e tufo, presentando un rivestimento di mattoni triangolari. Seguono a distanza di m. 1,60 ricorsi di mattoni quadrati. Si innestano poi archi di scarico a sostegno della cupola.

Dalla prima cornice imposta della cupola e per un’altezza di nove metri e mzzo compaiono strati di calcestruzzo con scagli di tufo e laterizi, che alla progressiva salita compaiono sempre più da soli. Dei ricorsi esterni con funzione di ricarico contribuiscono all’assorbimento delle spinte.

Nell’ultimo tratto la muratura è costituita da strati di calcestruzzo con scagli edi laterizi e pomice. L’intradosso della cupola è rivestito con mattoni a spina di pesce e all’estradosso con Opus Signinum su cui si fissano le tegole di bronzo.

Aspetti decorativi

Altri due aspetti del Pantheon meritano un breve cenno: le proporzioni e il simbolismo del disegno e la decorazione interna. Tanto dalle fonti letterarie quanto dai monumenti risulta evidente che la proporzione ha sempre avuto una parte cospicua nell’architettura classica, e che un altro fattore importante è il simbolismo, particolarmente negli edifici di carattere direttamente o indirettamente religioso. Di questo possiamo indicare un esempio interessante nell’abside e nella semicupola che, come abbiamo visto nel palazzo di Domiziano , aveva già trovato posto nel cerimoniale di ispirazione religiosa della corte imperiale.

Nel Pantheon è evidente il simbolismo cosmico del disegno generale e degli otto settori uguali in cui è diviso l’interno dalla porta e dalle sette nicchie.

Particolari

Vitruvio descrive esattamente come, nella progettazione del Pantheon, l’architetto debba aver cominciato dividendo la circonferenza interna in 4, 8, 16, e 32 parti simmetriche; e non può essere un caso che nell’alzato la distanza fra la cornice dell’ordine inferiore e la sommità della cupola sia uguale al lato del quadrato inscritto nello stesso cerchio.

Un particolare a cui non si è trovata spiegazione è la scelta del 28 come numero dei cassettoni di ogni anello. E’ possibile che si trattasse di una particolare raffinatezza dell’architetto, che voleva sfruttare il sottile passaggio di ritmo dall’8 al 7 per sottolineare il mutamento formale fra il tamburo e la cupola? Intenzionale o no, questo è l’effetto che il fenomeno produce e, insieme con l’illuminazione centrale della cupola, è una delle ragioni per cui la cupola stessa sembra sospesa quasi senza peso sulla struttura.

Nello studio dell’architettura romana il Pantheon occupa una posiziona centrale: Non solo perchè è, sotto tutti i punti di vista, uno dei più grandi edifici dell’antichità; non oslo perchè rappresenta la maturità raggiunta dall’architettura basata sulla volta e sull’opera cementizia, che pè il grnade contributo romano alla storia dell’architettura europea, ma anche perchè lo possiamo vedere ancora oggi come lo vedeveano i Romani al loro tempo.